Piede piatto

Il piattismo è una delle deformità più comuni a livello del piede. Essa consiste in una eversione del calcagno, che risulta inoltre eccessivamente orizzontale; vi è inoltre un'adduzione, flessione e pronazione dell'astragalo, mentre l'avampiede è supinato e abdotto rispetto al retropiede. Questa deformità si accompagna spesso ad anomalie dei tessuti molli, come la retrazione del tendine di Achille e l'insufficienza del tibiale posteriore.

Occorre sapere che nella prima infanzia il bambino sviluppa normalmente un piede piatto, che si mette in evidenza maggiormente intorno all'anno di vita, quando il bambino inizia a camminare. Fino ai quattro anni il piede piatto è la norma.

Fanno eccezione i piedi piatti rigidi da sinostosi congenite, o il piede talo-valgo-pronato che è una vera e propria deformità.

Dopo i quattro anni il piede inizia spontaneamente a correggersi, con una tendenza alla normalizzazione che dura fino agli otto anni. In questi quattro anni è fondamentale l'attività fisica, generalmente ludica, in quanto lo sviluppo muscolare guida la maturazione della struttura ossea. I plantari correttivi sono indicati solo ed esclusivamente in questo lasso di tempo.

Dopo gli otto anni la deformità tende a stabilizzarsi, tranne nel caso di piede cavo-valgo che avrà ancora tendenza alla correzione spontanea, soprattutto nella femmina.

Occorre però sapere che solo una piccola parte dei piedi piatti sono sintomatici, e che non tutti sono da correggere chirurgicamente. In ogni caso un intervento chirurgico per il piede piatto dell'infanzia si esegue di norma tra i 10 e i 12 anni di età.

Le indicazioni chirurgiche per il piede piatto dell'infanzia sono:

L'intervento chirurgico consiste in una piccola incisione cutanea localizzata sul seno del tarso, attraverso la quale si inserisce una vite all'interno del calcagno (calcaneo-stop). Questa vite ha la funzione di mantenere il calcagno in una posizione di giusta supinazione, guidando il corretto sviluppo osseo del piede negli ultimi anni di accrescimento.

Dopo questo intervento il bambino dovrà osservare un periodo di 5 gg. di riposo, dopo i quali potrà riprendere gradualmente a camminare. Il dolore scompare gradualmente e la vite rimane in sede generalmente senza essere più avvertita. In caso di disturbi si potrà rimuovere la vite attraverso la stessa piccola incisione cutanea, dopo circa due anni dal primo intervento.

Occorre prestare attenzione ai tessuti molli e in particolare saper riconoscere quando è necessario eseguire un allungaento del tendine di Achille, oppure un ritensionamento del tibiale posteriore. In questi casi il trattamento prevede un gesso post-operatorio per 4 settimane. Per questo motivo in questi casi si preferisce intervenire su un piede per volta.

Nell'adulto un piede piatto non trattato può divenire contratto e quindi dolente. Nel tempo la distribuzione anomala dei carichi sul piede può portare ad una sua degenerazione artrosica.

Esistono inoltre casi di piede piatto acquisito in età adulta, per cause diverse come l'insufficienza del tibiale posteriore, l'artrite reumatoide, gli esiti traumatici (fratture calcaneari o della Lisfranc), ecc...

Il trattamento del piede piatto dell'adulto è più complesso, ed è sempre indicato un tentativo non chirurgico. I plantari per l'adulto non hanno funzione di correzione ma soltanto di compenso. Quando il tentativo fallisce bisogna prendere in considerazione la chirurgia.

Nel giovane adulto si può ancora considerare un intervento di calcaneo-stop, ma sempre accompagnato a ritensionamento del tibiale posteriore.

Oltre i 20 anni, nel piede piatto non artrosico si può eseguire un'osteotomia varizzante del calcagno, solitamente associata all'allungamento del tendine di Achille e ad un'osteotomia di abbassamento del primo metatarso.

Nel piede piatto artrosico si ottiene la correzione fondendo chirurgicamente le ossa del retropiede, tramite un'artrodesi della sotto-astragalica secondo Grice, oppure una triplice artrodesi.