Malattia di Haglund

La malattia di Haglund è un’apofisite calcaneare, ovvero una patologia inserzionale del tendine di Achille. La tuberosità calcaneare presenta una prominenza ossea appena prossimalmente alla sede di inserzione del tendine, per cui si genera un conflitto tendine-osso, con dolore locale. Spesso la prominenza del calcagno è visibile e palpabile, e tale da generare un conflitto con la calzatura, che porta alla formazione di una borsite retro-calcaneare, più frequente sul lato esterno.

La causa di questa prominenza risiede nell’esito di un’apofisite in età di accrescimento: infatti all’età dello sviluppo puberale, lo sviluppo della forza muscolare non è seguito di pari passo da un irrobustimento dell’osso, in quanto l’osso ha ancora delle zone di debolezza legate alla presenza delle cartilagini di accrescimento ancora aperte, come nel caso dell’apofisi calcaneare. Per questo nei punti di inserzione dei tendini più forti, così come all’inserzione dell’Achille, si generano delle microfratture attraverso la cartilagine di accrescimento, cosa che nel tempo porta ad un accrescimento osseo aberrante, con formazione della prominenza. Un fattore favorente è il piede cavo, a causa dell’eccessiva tensione a cui il tendine di Achille è sottoposto in questo tipo di conformazione. Anche le attività fisiche ripetitive come la corsa e il calcio, favoriscono lo sviluppo di questa problematica.

La sintomatologia può assumere diversa gravità. Quando i sintomi diventano insistenti si rendono difficili le attività di endurance come la corsa.

Per quanto riguarda la terapia, se il problema prevalente è la borsite si può tentare di proteggere la parte con delle ortesi in silicone o con dei cerotti, per diminuire il conflitto con la calzatura. Negli altri casi si può provare ad affidarsi alle fisioterapie. Le infiltrazioni locali di cortisone possono essere di aiuto, però bisogna considerare l’azione lesiva del cortisone sul tendine, per cui occorre assolutamente limitare il numero di infiltrazioni.

Nella maggior parte dei casi gravi, l’unica soluzione efficace è quella chirurgica, che consiste nell’asportazione della prominenza ossea con regolarizzazione del profilo calcaneare. Si tratta di un intervento semplice, ma da non sottovalutare come impegno per il paziente, in quanto si rischia di indebolire la zona di inserzione del tendine di Achille, per cui dopo l’intervento è necessario un periodo di scarico di 3 settimane, e successivamente la fisioterapia per sfiammare l’inserzione tendinea e recuperare l’elasticità del tendine. Tale intervento può essere eseguito anche per via endoscopica, minimizzando le incisioni chirurgiche, ma dilatando i tempi dell’intervento.